Politica, crediamo di essere liberi ma...
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L'emiciclo del Parlamento europeo - Foto: Alina Zienowicz (Creative Commons)
L'emiciclo del Parlamento europeo - Foto: Alina Zienowicz (Creative Commons)

Politica, crediamo di essere liberi ma…

Vicenza – Qui in Occidente, e in particolare in Italia, crediamo di essere liberi, ma la realtà è che non lo siamo affatto. Non ce ne rendiamo conto ma quella che chiamiamo libertà è solo una vera e pia illusione. Viviamo in una democrazia rappresentativa pura e questo non è desiderabile. Già Michail A. Bakunin, in “Stato e anarchia”, (composto nel 1873) scriveva: «È sulla finzione di questa pretesa rappresentanza del popolo e sul fatto concreto del governo delle masse popolari da parte di un pugno insignificante di privilegiati, eletti o no dalle moltitudini costrette alle elezioni, e che non sanno neanche perché e per chi votano; è sopra questa concezione astratta e fittizia di ciò che s’immagina essere pensiero e volontà di tutto il popolo, e della quale il popolo reale e vivente non ha la più pallida idea, che è basata la teoria dello Stato.»

Con il governo attualmente in carica abbiamo un ministro per la democrazia diretta, e quest’ultima sarebbe auspicabile per controbilanciare la democrazia rappresentativa pura. Con l’intervento conclusivo al Global Forum sulla democrazia diretta (2018 – Roma 26/29 settembre), (qui) Riccardo Fraccaro prospetta un significativo passo avanti, ma il lettore con ce ne voglia se rimaniamo ancora un po’ scettici. Che il ministro sia sincero e in buona fede quando dichiara di voler promuovere alcune riforme tese all’effettivo esercizio della sovranità popolare non ci sono dubbi. Semmai la nostra diffidenza è diretta verso alcuni suoi compagni di partito.

Da un paio di mesi voci di corridoio vogliono cinquanta dissidenti pentastellati pronti a seguire il richiamo di altri partiti. Ma più importante ancora, c’è da non sottovalutare il Parlamento e la burocrazia. È quest’ultima che di fatto scrive le leggi. Lì si annidano i tecnocrati incompetenti, perché la legittimità delle tecnocrazie è basata sul mito della loro pretesa cognizione scientifica. Ma troppo lungo sarebbe spiegare la loro inettitudine, i loro errori pacchiani. Le tecnocrazie ministeriali sono “sapientissime” a remare contro, rallentare e sabotare. La loro “partigianeria” s’è ben vista a partire dalla legge 142/90 (con i suoi attrezzi di democrazia diretta) dove hanno operato per edulcorare e depotenziare quegli strumenti che l’Ue (al solito!) ci aveva proposto-imposto. Si tenga presente che le loro poltrone non dipendono da voi, i tecnocrati non hanno bisogno di farsi conoscere, quindi… 

Il tipo di organizzazione che si vuole superare è quello prevalente in molte democrazie rappresentative. Questo consiste nel misurare il successo dei politici a essere rieletti e non la soddisfazione dei cittadini. Non possiamo poi ignorare che a un politico non importa un accidente di niente di qualsiasi altra cosa che non siano i voti. Pesa tutto nei suoi pensieri secondo i voti, unità di misura per un uomo in quella posizione. Il fatto che alcuni tra i votanti sono matti, non ha nessuna importanza. È il loro voto che conta.

Per comprendere come la questione possa essere approcciata da un altro punto di vista, in Internet c’è la traduzione del libro: “Del principio federativo” di Pierre-Joseph Proudhon, scaricabile gratuitamente qui. In esso c’è una parola che può chiarire in altri termini il significato ultimo di federalismo e della sovranità popolare agli effetti dell’«Ordine sociale». È il diritto di Synallagma che costituisce il punto di equilibrio raggiunto dalle parti in sede di formazione di un “contratto” (foedus da cui federazione) che abbia come obbiettivo la congiunta volontà dei contraenti di scambiarsi diritti e obbligazioni attraverso il contraccambio di una prestazione con una controprestazione. Questa definizione è valida sia per i contratti del sistema economico, sia per i “contratti” di scambio nell’ordine politico.

  1. Una cosa che purtroppo la Lega Nord e tutti gli altri politicanti non hanno mai spiegato, perché non è nel loro interesse, è che il federalismo si basa su due principi fondamentali.
  2. La sovranità che tramite il voto i cittadini conferiscono ai rappresentanti, è inferiore alla sovranità che riservano per se stessi sui fatti.

Gli oneri che il “foedus” implica devono essere inferiori (o quanto meno uguali) ai benefici che se ne ricavano. Se ci si pensa un po’, il primo è il principio cardine della democrazia, il secondo dell’«assicurazione» civica. Se il contratto è politico (o “di Federazione”) il nesso di reciprocità (synallagma) ne costituisce il fondamento. Il sistema resta in equilibrio dinamico producendo progresso e bene comune.

Se, diversamente il nesso di reciprocità viene spezzato, come generalmente avviene prima o poi negli Stati sovrani centralisti e unitari in cui la forza di costrizione è la regola, il sistema dell’ordine sociale va fuori equilibrio e genera inevitabilmente violenza fra le parti che compongono il sistema, o guerra. “Those who make peaceful revolution impossible will make violent revolution inevitable”, (Coloro che rendono impossibili le rivoluzioni pacifiche renderanno inevitabili le rivoluzioni violente) sosteneva John F. Kennedy.

In tempi di caos, gli esseri umani ritornano ad uno stato tribale. Cercano conforto in chi gli somiglia. La cosa sta già accadendo. Il desiderio di identità di gruppo è in aumento in tutte le etnie. Ecco perché i nazionalisti non sono visti di buon occhio dallo Stato. Le élite sanno cosa l’ascesa di questi gruppi fa presagire per il futuro; sanno che nessuno di questi eventi sta avvenendo in modo isolato, che sono tutti da far risalire al fallimento dello Stato. La guerra civile è inevitabile? Forse. Noi speriamo che sia evitabile. Speriamo, come sempre, di sbagliarci, e che il mondo possa essere come la pubblicità del “Mulino Bianco”, pieno di inclusione, dove si vada tutti d’accordo come una volta, come i nostri governi ci avevano promesso sarebbe accaduto. Sulla favola del voto “democratico”e su “cosa è veramente lo Stato”, suggeriamo la visione di questo video.

La rottura del “nesso di reciprocità” in politica avviene ogni volta che si contraddice una legge di natura. Che venga violata la sovranità delle scelte politiche personali della maggioranza sui fatti certi, conosciuti e votati. Che venga ignorata la condizione di uguaglianza nella libertà e nella diversità. Che vengano violati i diritti naturali delle persone. Che esista una ingiustificata differenza fra ricchezza eccessiva e povertà estrema. Che sia impedita la pacifica manifestazione del pensiero. Che venga usata l’autorità per imporre comportamenti obbligatori non condivisi dalla maggioranza. Che la quantità di ricchezza personale necessaria a organizzare il governo della comunità sia superiore ai benefici che ognuno ricevere sotto forma di servizi, prestazioni, etc. etc..

La società non può correggersi che da se stessa, adottando nelle istituzioni di governo il “nesso di reciprocità politica”, ovvero il synallagama. I cittadini sono anteriori all’idea di Stato che la federazione rifiuta. Lo Stato è un artificio, una finzione del potere per affermare l’imperio e il dominio di pochi su molti. Una corretta federazione che può evolversi in confederazione potrebbe essere una soluzione accettabile. Ricordiamo che Gianfranco Miglio in “Come cambiare. Le mie riforme.” – Mondadori 1992, scriveva: «Nel quadro delle riforme che dovranno essere adottate per rigenerare la repubblica è evidente che centrale sarà la preoccupazione di combattere l’appropriazione del potere, e, in modo particolare, la sua manifestazione più clamorosa: la politica come professione.»

Bisogna dunque evitare di associare il termine sovrano a soggetti astratti come “Popolo”, “Nazione”, “Stato” etc. Sovrani sono solo i cittadini. Il cittadino però non è una monade. Egli infatti vive in comunità e pertanto potrà esercitare la sua sovranità solo in un contesto sociale. Da qui discende la necessità di estendere la sovranità anche alla comunità nella quale il cittadino vive e opera. In tale Comunità il singolo cittadino eserciterà la sua sovranità insieme ad altri soggetti sovrani. Si tratta quindi non di una sovranità assoluta, ma relativa.

All’interno della Comunità, in caso di questioni controverse, dovrà necessariamente prevalere la volontà della maggioranza. Potremo dire correttamente che esistono due soggetti sovrani: 1) il cittadino come singolo; 2) il cittadino come membro della maggioranza. La sfida che abbiamo di fronte è conciliare le due sovranità, in modo tale che la maggioranza non riduca il singolo a suddito. E qui ci siamo limitati a dire che essi servono per superare i partiti e il sistema rappresentativo in generale.

Enzo Trentin

Un commento

  1. Interessante come sempre l’articolo di Trentin e i suoi rimandi a testi e video…
    Nella “Democrazia Diretta” sarà opportuno adottare un “valore di voto”, poiché nell’epoca nella quale viviamo per via dell’evoluzione conferita da scienza e tecnologia la complessità è notevolmente accresciuta, necessitando di adeguate conoscenze. Il “Test” per conferire un valore al voto, sarà formato da numero “10”(dieci) quesiti, sorteggiati su minimo di 200(duecento). Ogni risposta giusta al test varrà un punto e il valore del voto sarà pari ai punti raggiunti.

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