Cosa è la destra? Cosa è la sinistra?
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Giorgio Gaber (Quanto ci mancano personaggi come lui!) - Foto di luigi9555 - Flickr, (CC BY-NC-ND 2.0)
Giorgio Gaber (Quanto ci mancano personaggi come lui!) - Foto di luigi9555 - Flickr, (CC BY-NC-ND 2.0)

Cosa è la destra? Cosa è la sinistra?

Vicenza – Cosa è la destra? Cosa è la sinistra? A chiederselo, già parecchi anni fa, era il grande Giorgio Gaber, in uno dei suoi celebri momenti di teatro canzone. Ed aveva ragione a chiederselo perché la società dei consumi aveva ormai compiuto una tale omologazione da rendere poco distinguibili le grandi divisioni che avevano invece caratterizzato il ‘900 in tutto il mondo.  Il passo è stato breve per arrivare a dire che non esistono più né la destra, né la sinistra. Ma non era quello che in realtà voleva dire Gaber.

Li si chiami come si vuole infatti, rimangono due sostanziali modi di intendere la società. Il primo è libertario, teso a garantire il diritto di ciascuno di noi ad essere sé stesso e pensare con la propria testa, ma anche ad essere solidale con gli altri, considerando tutti uguali e sapendo che i propri diritti finiscono dove iniziano quelli di un altro. Per chi la pensa così, la patria è il mondo intero. Liberté, Égalité, Fraternité, insomma…

Il secondo invece, storicamente, ipotizza una società dove un gruppo selezionato di individui, che secondo la concezione nobile di questa idea è più dotato intellettualmente e spiritualmente, governa tutti gli altri, ai quali è dato solo di obbedire ed adeguarsi, ancorché per il loro bene e per quello della società. Bisogna aggiungere che queste idee hanno spesso la patria e la nazione come perno centrale ed esclusivo. Il Superuomo nietzschiano, in altre parole.

La nostra società occidentale ha fatto comunque piazza pulita ormai da tempo di queste visioni del mondo, e lo ha fatto con il consumismo, spazzando via (o quasi) ogni forma di libertà e pluralità di pensiero, di intelletto, di fratellanza e, soprattutto, di uguaglianza, dato che quello che rende “più uguali degli altri” è sempre e solo il denaro, il profitto, su cui tutto si basa.

Ma il suo colpo da maestro, questa sorta di teoria del business a tutti i costi lo ha fatto strizzando ampiamente l’occhio sia alle istanze di destra, alle quali ha dato piena cittadinanza fin dall’inizio, che a quelle di sinistra, nelle quali si è comunque infiltrata da svariati decenni, e che ormai detiene saldamente.

Per farla breve, destra e sinistra non esistono più solo perché il marketing se le è comprate. Ricchi e poveri invece esistono ancora, eccome, e sono sempre più distanti. Quindi, per favore, basta con questa ipocrisia delle superate divisioni tra destra e sinistra, con questo non appartenere né all’una né all’altra. Si abbia un po’ di sincerità e di onestà intellettuale!

Se non si vogliono usare le vecchie etichette, si dica, in modo politicamente corretto: “Io credo che debbano prevalere ragioni dell’economia”, oppure: “Penso che sia più importante una attenzione al sociale e alla solidarità”. Quello che non è più sopportabile è il deprimente spettacolo di una politica asservita al potere economico che si spaccia per solidale e vicina alla gente.

Franco Oriolo

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